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Abbiamo vinto noi !!!

Oggi si sono chiuse le urne e, finalmente dopo anni, il quorum è stato raggiunto (non si raggiungeva dal 1995!). Si votava per temi importanti e noi italiani ci siamo fatti sentire, soprattutto noi giovani che abbiamo il dovere morale di costruire un mondo più civile.Il primo referendum ha sancito l'annullamento della legge che, per by-passare il momento caldo dal punto di vista emotivo (dati gli ultimi fatti del Giappone), rinviava una decisione sul nucleare. I nostri politici ci considerano “emotivamente” influenzabili, ma purtroppo per loro, noi non siamo stupidi e abbiamo optato per l’annullamento di una legge inutile. Da domani si ripartirà dall'energia alternativa: in Italia, per poter sviluppare milioni di Megawatt di energia elettrica, abbiamo il vento (eolico) e il sole (fotovoltaico). Un'altra vittoria del referendum è stato l'annullamento del tentativo di privatizzare la distribuzione dell'acqua. Se la legge non fosse stata abrogata, ciò avrebbe dato il via alla lotta tra le diverse società di avventori con la conseguente confusione e marasma di tariffe (abbiamo un illustre esempio nella gestione della telefonia fissa).Infine, l'ultimo referendum ha sancito l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge: anche i parlamentari che, commettano reati, non potranno esimersi dal presentarsi a giudizio. Italiani abbiamo vinto e adesso che abbiamo assaporato il gusto della vittoria, andiamo a votare alle prossime elezioni e scegliamo gente nuova. Diciamo NO ai “soliti vecchi”, di qualunque colore e bandiera, ma sempre vecchi politici di mestiere. Restituiamo alla politica la sua vera e antica funzione sociale che consiste nella gestione della “cosa pubblica” e non nella salvaguardia dell’interesse privato.

Fortunato Polimeni



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Senza tetto? Diamogliene uno!

Oggi vorrei toccare un argomento che tutti conosciamo bene, i “senza tetto”, le persone che abitualmente vediamo dormire per strada. Mi succede molto spesso di recarmi al lavoro presto e di incamminarmi per le vie di Milano al mattino, lungo i marciapiedi della centralissima piazza Duomo e Galleria mi capita di scorgere sempre più spesso persone sdraiate su letti improvvisati. Tutto stride con il lusso, e l’indifferenza della gente, mi ci metto dentro anche io, della Milano impegnata nell’esibizione dei capi all’ultima moda, con davanti il clochard stesso davanti alle vetrine al centro della Galleria, che naturalmente va via appena il negozio si prepara all’apertura. Mi chiedo perché queste persone non vengono identificate, eppure la Tv ci propone svariate trasmissioni su persone scomparse quotidianamente. Molti di essi potrebbero essere i protagonisti di ricerche, si nascondono dietro una barba incolta e vestiti sporchi e stracciati di anonimi clochard che a tutti noi sembrano tutti uguali, ma ognuno ha una storia bene precisa e una vita da raccontare. Lo so non sto scoprendo l’acqua calda, il problema esiste e da molto tempo, e poi se vogliono vivere così è una loro scelta.




Scrivendo ho voluto condividere questa mia impressione; nella Milano cosmopolita dove il benessere e il lavoro non manca per nessuno, esistono queste persone dimenticate da quasi tutti, escludendo le associazioni di volontariato che li aiutano, specie in inverno. Tutto ciò è molto triste all’alba del 2012 in un Paese come l’Italia che per rilanciarsi dovrebbe partire dagli “ultimi”, in modo da riequilibrare una società che va verso i potenti dimenticando la base umana che regge tutto il sistema, cambiando modo di approccio verso gli immigrati, di cui percentualmente molti finiscono per le strade, cercando di sfruttare la voglia di lavorare di questa gente che non viene in Italia per passare le vacanze, ma viene per cambiare la propria esistenza, lasciandosi alle spalle una vita, una famiglia e la propria casa e terra natale, nella speranza di trovare nell’evoluta Europa un lavoro che gli occidentali non vogliono più fare. Diamo loro una possibilità, prendiamo esempio dall’Inghilterra che non ha paura di una società multietnica e che accoglie tutti dando un ruolo a tutti e rendendo l’economia al top ricoprendo tutti i ruoli sulla scala gerarchica lavorativa, quello che in Italia manca e crea, insieme ad altri fattori crisi.

Fortunato Polimeni

























Per un buon utilizzo della rete...

Oramai la maggioranza dei giovani e dei giovani anziani, io mi inserisco in quest’ultima categoria, vive una vita di pane, acqua ed internet, però bisogna fare chiarezza sull’utilizzo di alcuni strumenti. La nostra generazione ha a disposizione lo strumento di comunicazione più formidabile fin ora esistito, in quanto oltre a mettere in contatto le persone, sia in audio ma principalmente in video, ne fa circolare le informazioni più disparate. Trent’anni fa per inviare una lettera si poteva utilizzare il fax, adesso in tempo reale la si può spedire in capo al Mondo, già lo strumento fax implicava il fatto di scriverla su carta, alzarsi da una sedia e inserirla in un apparato che la rimandava da un’altra parte, tutto tempo risparmiato. Beh, altri modi di utilizzo, più o meno concreti, sono per esempio il trasferimento telematico dei certificati, fin oggi vero incubo di tutti i lavoratori, oppure la stampa di certificati anagrafici direttamente dalla scrivania di casa vostra. Ma ancora internet può stupirci con effetti speciali, e rendere la vita sempre più comoda, basti pensare alle prenotazioni per visite mediche, per teatri, concerti, incontri sportivi, cinema. Poco diffuso l’acquisto on-line, per mancanza di idee qui in Italia soddisfacenti, sicuramente Internet è una risorsa da sfruttare, ma sempre con cautela, in quanto il pericolo è dietro l’angolo; infatti la grande pecca di questo strumento, è la poca sicurezza dei dati inseriti su alcuni siti, anche di uso comune, come i social network, per esempio. Ecco perché tutti noi dobbiamo fare attenzione a cosa scriviamo su internet, poiché non ci sogneremmo mai di appendere fuori dalla finestra di casa nostra le nostre foto, i nostri pensieri più intimi, le nostre paure e le nostre gioie... con lo stesso principio dobbiamo pensare che quando pubblichiamo una foto su alcuni siti è come appenderla fuori dal balcone come se fosse un cartellone pubblicitario visibile da centinaia di metri. Usiamo internet, ma appunto perché è un mezzo di informazione, accessibile a tutti, badiamo a cosa mettiamo in condivisione con il mondo, poiché quello che vi inseriamo non lo vedrà soltanto il vicino di casa, o al massimo il compaesano, ma anche l’abitante più remoto della terra, gli basta una connessione e un PC... e un poco di dimestichezza con l’informatica, quella che hanno i frequentatori della Rete. Buona navigazione a tutti, e se proprio avete voglia di mostrarvi, appendete un lenzuolo fuori dalla finestra con le vostre foto, li vedranno meno persone, di quanto possano vederle se pubblicate su qualunque social network.